Bisogna sgombrare subito il campo da un equivoco: la Sopraelevata Aldo Moro di Genova e il tunnel subportuale – che collegherà l’area di San Benigno, nei pressi della Lanterna nel Ponente cittadino, con viale Brigate Partigiane, cioè il nuovo waterfront di Levante – non sono opere antagoniste. Possono convivere senza che una interferisca con l’altra.
A ribadirlo è Carlo De Simone, subcommissario della struttura commissariale per la ricostruzione – istituita dopo il crollo del viadotto Morandi – con deleghe alla galleria subportuale e alla nuova diga foranea.
Il bando di gara per la realizzazione del lotto B del tunnel subportuale è stato pubblicato l’8 febbraio scorso. Il cronoprogramma prevede, per l’aggiudicatario, sei anni e tre mesi (2.252 giorni) per completare l’intervento. L’opera, dal valore complessivo di 1,1 miliardi di euro, è interamente a carico di Autostrade per l’Italia.
Come ricorda De Simone, «i quadri economici del progetto sono sostenuti dall’accordo di ristoro del 2021, riconfermato nel 2024 con tutte le autorità liguri – Comune, Regione e ministero. L’intesa prevede che Aspi metta a disposizione una serie di indennizzi legati a varie opere, tra cui la galleria sotto il porto».
Questo non ha però evitato una polemica politica tra centrosinistra, oggi alla guida del Comune, e centrodestra, che governa la Regione Liguria, presieduta da Marco Bucci, commissario per la ricostruzione ed ex sindaco di Genova.
Al centro del confronto ci sono i costi del tunnel, lievitati da 700 milioni a 1,1 miliardi di euro, e il futuro della Sopraelevata, per la quale inizialmente era previsto l’abbattimento dopo l’entrata in funzione della galleria. Un’ipotesi oggi messa in discussione: il centrosinistra spinge per il mantenimento dell’infrastruttura, mentre il centrodestra sottolinea come nessuna decisione definitiva sia stata ancora assunta.
Nel progetto originario, spiega De Simone, «era stata individuata in 700 milioni la cifra messa a disposizione da Aspi. L’aumento dei costi è dovuto all’adeguamento dei quadri economici nel tempo, anche a causa del caro materiali».
Il bando del lotto B – che comprende le due canne del tunnel, l’impiantistica e il nuovo parco della Lanterna – vale 970 milioni, ai quali si aggiungono 130 milioni relativi ai lotti A0 e A, già avviati da Aspi tramite la controllata Amplia.
Gli extracosti, chiarisce De Simone, sono confluiti nel Piano economico-finanziario (Pef) di Aspi: «Il tunnel non sarà a pedaggio: è un’arteria di viabilità cittadina che resterà in gestione e sorveglianza ad Aspi. Gli importi aggiuntivi rientrano nel Pef globale, sostenuto in parte dai pedaggi dell’intera rete autostradale nazionale».
Avanzamento lavori e cantieri
Per quanto riguarda lo stato dei lavori, il lotto A0 – relativo agli interventi propedeutici – è completamente concluso. Il lotto A ha superato il 60% di avanzamento: realizzato il piazzale al posto dell’ex stabilimento Csm, conclusi i lavori intorno alla Lanterna, compreso il muro di contenimento del parco e la nuova galleria ferroviaria di connessione con il porto.
Sono in fase finale lo scolmatore del rio San Bartolomeo e un viadotto stradale per i collegamenti interni portuali. A seguire partirà lo scavo con la talpa meccanica Tbm, che realizzerà le due canne del tunnel: prima da San Benigno a viale Brigate Partigiane, poi nel senso opposto.
La Sopraelevata
Quanto alla Sopraelevata, De Simone è netto: «Sono due infrastrutture distinte, ma complementari. Il tunnel alleggerirà i flussi di traffico della Sopraelevata, senza determinare automaticamente il suo abbattimento».
Resta però il tema della manutenzione: la struttura, ormai vetusta, necessita di un revamping statico e sismico, che comporterebbe una chiusura temporanea. Il costo di una riqualificazione completa è stimato in 160 milioni di euro.
Sono allo studio anche due scenari alternativi:
- accorciamento della Sopraelevata fino alla Stazione Marittima, con un costo di circa 100 milioni;
- ulteriore riduzione fino all’area dell’ex quartiere di Madre di Dio, per un investimento stimato in 130 milioni.
È inoltre allo studio una variante del tunnel che preveda una nuova uscita a Madre di Dio, consentendo un collegamento diretto tra galleria e Sopraelevata.
«Non capisco perché si polemizzi – conclude De Simone –. Il compito dei tecnici è studiare tutte le opzioni e metterle a disposizione di chi deve decidere, per fare la scelta migliore».
I tempi
Sul cronoprogramma, il subcommissario è chiaro: «Entro fine marzo 2026, salvo ricorsi, si concluderanno le procedure di gara. L’aggiudicazione è prevista per novembre, ma chiederemo alla commissione uno sforzo per anticipare entro la fine dell’estate. L’obiettivo è rendere il tunnel accessibile al traffico tra il 2030 e il 2031».
Fonte: Il Sole 24Ore