L’etica delle opere pubbliche: la sostenibilità non si esaurisce al taglio del nastro

Dalla ricostruzione di Genova alla sfida del clima, Carlo De Simone spiega perché progettare infrastrutture è, prima di tutto, un dovere morale verso le generazioni future.

Carlo De Simone
Sub commissario per la ricostruzione di Genova, Esperto di infrastrutture.

«La sostenibilità di un’opera pubblica non è un adempimento burocratico né un capitolo da allegare al progetto per accedere ai finanziamenti: è, prima di ogni altra cosa, una questione etica. Quando progettiamo un’infrastruttura o riqualifichiamo uno spazio urbano, stiamo prendendo una decisione che ricadrà su chi quei luoghi li vivrà per i prossimi cinquanta o cento anni. Abbiamo quindi una responsabilità morale verso generazioni che oggi non hanno voce, e che erediteranno le conseguenze — positive o negative — delle nostre scelte. L’esperienza della ricostruzione di Genova mi ha insegnato che un’opera è davvero riuscita quando restituisce fiducia ai cittadini, non quando viene semplicemente completata: il consenso e la qualità della vita delle comunità sono parte integrante del risultato, non un effetto collaterale.

Roma Piazza Risorgimento 

I nuovi parametri di sostenibilità — dai Criteri Ambientali Minimi al principio europeo del DNSH “non arrecare danno significativo”, fino agli standard di adattamento climatico — non vanno vissuti come vincoli, ma come un’evoluzione culturale del nostro modo di costruire. Rispettarli sulla carta, però, non basta. La vera sfida è rispettarne lo spirito: un progetto è sostenibile se lo è nel suo intero ciclo di vita, dalla scelta dei materiali alla gestione, alla manutenzione negli anni. La sostenibilità non si esaurisce al taglio del nastro; comincia lì. Ed è proprio nella cura successiva, spesso meno visibile, che si misura la serietà di un impegno.
Le cronache di queste settimane, con le temperature record che le nostre città stanno registrando, ci ricordano che il cambiamento climatico non è uno scenario futuro ma il contesto presente in cui ogni opera deve dimostrarsi all’altezza. A cominciare dai cantieri dove occorre prevedere misure di mitigazione per il caldo a cui sono esposte le maestranze per finire ad opere compiute che devono essere progettate con elementi come verde urbano, studio dell’ombra, permeabilità dei suoli non in quanto meri elementi decorativi: sono infrastrutture a tutti gli effetti, e come tali vanno progettate, finanziate e mantenute. Se sapremo interiorizzare questo principio — come dovere morale prima ancora che come obbligo normativo — allora i nuovi parametri di sostenibilità smetteranno di essere un traguardo e diventeranno, semplicemente, il nostro modo di lavorare.»

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